L’autunno per molti può far rima con noia, nuvole e nebbia. Non in cantina, però, dove il riposo del vignaiolo è bagnato dai primi sorsi di vino Novello. Figlio legittimo, sempre più di moda sulle tavole e negli aperitivi alla moda degli italiani.

Gotto d’oro non manca ovviamente all’appuntamento grazie al suo Novello Igt del Lazio. Quel tocco di rosso capace di unire tradizione e nuove tendenze urbane nelle quali il vino di Roma ha scelto di primeggiare.

La stagione autunnale, però, se nelle grandi città può diventare cool, nei luoghi più ameni e verdeggianti della nostra bella penisola, richiama riflessioni e pensieri dalle tonalità più profonde dominate dal grigio tipico delle giornate caratterizzate dalle poche ore di luce e dai primi freddi che arrivano a preannunciare l’imminenza della stagione fredda.

 

Tutti i colori dell’autunno

Gli umori, le tonalità, i gusti e i tepori però cambiano decisamente se al grigio della cornice esterna si va ad aggiungere l’arancio-marrone delle foglie cadute dagli alberi, il bruno che scurisce, fino ad annerire, delle castagne che col crepitio di una piccola fiamma mutano la loro tenerezza nella croccante fragranza delle caldarroste.

Come ogni storia che si rispetti, anche questo racconto autunnale non può mancare del suo colpo di scena. Che arriva col clamore sorprendente destato da una bottiglia stappata, capace di creare quell’attimo di silenzio e attesa, a interrompere per un solo istante il fluire delle conversazioni.

La sorpresa cresce e diventa brio quando si scopre che il demone ha le fattezze del Bacchino caravaggesco: l’aria tenera, tra il dolce e il ruffiano, il rosso morbido e quasi dolce che ondeggia tra bottiglia e calice come i capelli ribelli di un pargolo in corsa. Fino al brindisi più irrituale e libero. Quello col primo complice (che sta in realtà a sua volta diventando tradizione) fresco, sorridente, quasi infantile del vino novello che arriva a riempire il panorama svuotato dalla vista delle viti rese ormai completamente spoglie dal recente finale di stagione della vendemmia.  Un quadro quasi impressionista che ognuno di noi, chi più chi meno, ha ben presente.

 

Caminetto, caldarroste e Vino Novello

L’invito in campagna ad accendere il primo caminetto, infatti, è connaturato ai giorni e alle settimane che vanno dalla fine di ottobre alla prima metà di novembre.

Un calendario di sensi e colori cupi, denominatori comuni di una sinestesia di tradizioni, talora anche distantissime, ma accomunate proprio dal mood vagamente lugubre delle feste di Ognissanti, dominate dal ricordo al tempo stesso romantico e malinconico dei cari defunti, unito al dark gotico e mostriforme della più recente tradizione di Halloween, colorata solo dall’ocra gialla-arancio delle zucche e dagli scherzetti di bambini e adolescenti che, malandrini come folletti, uniscono con le loro risa e la loro gioia, più forte della quiete autunnale, la tradizione anglosassone a quella decisamente nostrana dell’estate di San Martino dell’11 di novembre.

 

La tradizione di San Martino

È esattamente in quella data che i bambini di Roma giravano i rioni bussando alle porte in cerca di caramelle, minacciando i poveri padroni di casa di indicibili maldicenze sul loro conto qualora non avessero assecondato la richiesta.

Tanto vale accontentare quei piccoli demonietti, per poi ritirarsi a cercare il conforto di un caminetto profumato e scaldato dalle caldarroste, serafiche spose, con il sapore dolce e corposo, del vino novello, leggero e spensierato.

 

Una produzione particolare per un consumo rapido

O meglio spensierato per chi lo gusta nei due mesi che vanno dalla fine di ottobre alla fine di novembre, mai oltre. Meno per chi, come Gotto d’oro, lo produce. La sua lavorazione, infatti, segue regole ben precise.  Le uve vengono portate in cantina esclusivamente con cassette di massimo 15 kg per evitare la rottura degli acini dato che, per una corretta macerazione carbonica (un procedimento che permette una vinificazione velocissima ed un prodotto finale diverso da quello che si ottiene con la vinificazione tradizionale) le uve non devono essere pigiate, ma vanno poste con la massima cautela all’interno del tino di macerazione il quale viene poi chiuso lasciando il prodotto in ambiente completamente saturo di anidride carbonica.

Questo processo dà luogo alla “fermentazione intracellulare” grazie alla quale si ottiene l’aroma tipico del Novello. Dopo alcuni giorni, variabili in funzione dell’annata, viene effettuata la pressatura dell’uva macerata in modo da separare la parte liquida dalla solida e poter così avviare la fermentazione alcolica con l’ausilio di lieviti selezionati.

 

Un’esperienza da vivere senza pensieri

Il risultato di questa lavorazione è un vino giovane e spiritoso, subito morbido e profumato, dal colore particolarmente vivo, con tonalità che ricordano il porpora e un gusto in cui predomina la freschezza degli aromi.

Oltre alle castagne, delle quali abbiamo diffusamente parlato, il Novello fa buonissima coppia anche con formaggio, funghi, carni bianche, salumi e zuppe di legumi. Sperimentazioni da provare, senza retropensieri, ma con molta voglia di superare un altro autunno, armati di una inedita dolcezza.